“Il corpo docile” di Rosella Postorino. Personaggi non risolti alla conquista del proprio essere

«E’ così facile diventare prigioniero di qualcosa che non puoi dominare.»

La giornalista Francesca Salemme, l'autrice Rosella Postorino e l'interprete Cleo Lamberti.

 

Rosella Postorino, editor dell’Einaudi, giovane donna intraprendente e assennata, ha presentato lo scorso 15 Marzo, presso Palazzo Marciani a Roccapiemonte, il suo ultimo lavoro letterario, “Il corpo docile”, un romanzo graffiante e dall’intensità penetrante.

L’Associazione culturale FEDORA, in collaborazione con l’Associazione Rosa Aliberti, di simile profilo sociale e formativo, ha avuto il grande onore di poter ospitare sul proprio suolo natio un’autrice tanto brillante, accompagnata dalla professionalità e dalla sapienza della giornalista di LiraTv, Francesca Salemme, che ha squisitamente moderato l’incontro, facendo sì che tutto il pubblico in sala, diviso tra maturi appassionati di letteratura e nuovi avventori del mondo della cultura più viva, si sentisse pienamente coinvolto.Il pubblico in sala.

“Cinque anni fa ho scoperto, leggendo un articolo su una rivista, che ci sono bambini che vivono in carcere con le madri detenute, che passano lì dentro i primi mille giorni della loro vita. Ho strappato e conservato la pagina della rivista, non sapevo perché, ma questa scoperta ha cominciato a lavorarmi in testa. Come si fa a capire perché si è attratti dalla prigione? A volte mi dico che essere nata a Reggio Calabria, aver avuto in classe alle elementari compagni con il padre in galera, mi abbia fatto pensare fin da piccola che il carcere fosse una possibilità, non una cosa remota, lontanissima”, ha spiegato accuratamente la scrittrice, riportando alla mente quei momenti che hanno dato vita ad un romanzo tanto potente, “Ad un certo punto ho incontrato Leda Colombini e l’associazione di volontariato «A Roma insieme» che da vent’anni si occupa dei diritti dei detenuti e in particolare delle detenute e dei loro figli. Grazie ai «sabati di libertà», l’associazione consente ai bambini di uscire dal carcere di Rebibbia ogni settimana, per fare tutte le cose normali che un bambino recluso non può fare: correre a Villa Borghese, inseguire un cagnolino, fare il bagno al mare.”

Milena, la protagonista, è difatti nata in carcere, cresciuta fino a tre anni tra le quattro anguste mura di una cella, proprio come prevede la legge, per poi andare a vivere dal padre. Un distacco che nasconderà nel profondo della sua anima tutta la vita, quel senso inconfessabile d’inadeguatezza che trascina con sé durante ogni giornata della sua esistenza, “Scopriamo che la posta in gioco per tutti è oggi la riconquista di ciò che ci rende umani”, è scritto in quarta di copertina. L’autrice ha spiegato che la scelta del titolo, mutuato da Foucault, è anche antifrastica rispetto al corpo di Milena, un corpo che si inceppa di continuo, e però proprio per questo indocile, testimone concreto di un passato indicibile, un corpo che fa resistenza.

Lontano dai canoni della società odierna, che cerca dissennatamente corpi perfetti e anime create con stampini immaginari e consumati, Milena lotta per ricercare se stessa, ma rimanendo se stessa. E’ un po’ come una corsa contro un tempo che in realtà non esiste perché, nell’attimo effettivo dell’innamoramento, sopraggiunge senza alcuna sorpresa la vertigine. “Milena crede che l’amore sia totale consegna di sé, ma mettersi nelle mani dell’altro, per una  che è stata allevata nel luogo violento per eccellenza, è spaventoso. Come tutti Milena desidera essere vista, riconosciuta, e tuttavia questo per lei significa anche essere scoperta, fino alla sua colpa originaria, eredita eppure inconfessabile”, ha aggiunto la Postorino, i cui personaggi non potevano non sottrarsi alla forza inarrestabile dell’amore, un amore inusuale però. L’autrice, infatti, ribalta sapientemente la canonica concezione dell’amore come salvezza.

“Il corpo docile” è un romanzo potentissimo, con una scrittura sensoriale, quasi in 3D, che riporta alla mente quella ugualmente incisiva della celebre Dacia Maraini. Cleo Lamberti durante la lettura dé "Il corpo docile" di Rosella Postorino.I personaggi sembrano uscir fuori dalle pagine, ma spesso è il lettore che sembra esser catapultato all’interno di vicende narrate con decisione e continua suspense. Non leggiamo di Milena, ma percepiamo le reazioni del suo corpo, “un corpo che funziona male”, ha dichiarato l’autrice, seguita poi dalla lettura di un passo del romanzo, affidata alla calda voce di Cleo Lamberti.

“Scrivere rappresenta per me una modalità di scoperta del mondo. Se scrivere non fosse soprattutto questa possibilità di scoperta, di me, degli altri, dell’umano, forse non scriverei”, ha spiegato entusiasta l’autrice, che poi ha accolto con piacere le numerose domande del pubblico presente in sala.

Il corpo docile è un testo forte, che con audacia sa portare alla luce aspetti di un mondo che spesso viene sottovalutato e ignorato. Sono donne non risolte, personaggi che amano nel modo sbagliato, vicende coraggiose e luoghi inesplorati.

E’ “Il corpo docile” di Rosella Postorino, “bambina intelligente ma troppo emotiva”.

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