7 settembre: Ad multos annos, Fedora

Oggi Fedora compie cinque anni e si alza in piedi a scrutare ciò che verrà, forte della coerenza, del coraggio e del rigore che ha alle spalle. Quelle spalle sono diventate forti, i suoi piedi hanno conosciuto il peso del cammino ma non hanno paura del viaggio che sarà, le braccia hanno da consegnare nuovi testimoni a chi correrà oltre per percorsi molteplici, gli occhi sono predisposti alla visione di nuovi scenari ed opportunità in un mondo che sta segnando l’inaridimento del sogno e dell’utopia. Se quella sarà sempre un passo oltre l’orizzonte, e servirà a camminare, nessuno ci ha tolto e potrà mai privarci di una prospettiva di cultura della partecipazione e di partecipazione alla cultura, come recitava uno dei nostri primi manifesti: una prospettiva consapevole, nella quale gli individui partecipano attivamente alla creazione di un mondo di cui il pensare, il sognare, l’immaginare, le arti, le emozioni siano lo Zenith e il nadir di una nuova cartografia dell’umano.

Atto di nascita di Fedora

L’obiettivo non è mai stato meno, e non potrà mai essere meno, che quello di dare concreta attuazione alla Costituzione italiana e all’Articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

La lettura, le letture collettive, gli incontri con gli autori, i concerti, persino i momenti d’intrattenimento hanno avuto al centro una riflessione profonda sulla natura multidimensionale della condizione umana che potrebbe essere materia di più meditati approfondimenti.

Mi piace sintetizzarla così: non si fa associazione senza il recupero del senso civico, della solidarietà, della responsabilità. Il che significa affrontare la più importante delle emergenze: il dissolvimento del sociale in un contesto dove tanti si ammantano di una fasulla ricerca del “bene comune”.

Assumersi il compito della produzione del futuro contro il basso profilo di un presente privo di ogni approfondimento ed elaborazione intellettuale.

Per riuscire in questo difficile compito è necessario in via prioritaria riconnettere la politica, restituita alla sua più alta funzione di governo della complessità e di progettazione per la trasformazione della società, ad una cultura come gratuità, bene comune, patrimonio condiviso accessibile a tutti e cui tutti collaborano in un processo di co-produzione e condivisione che è esso stesso, circolarmente, cultura e nuova linfa per la riconoscibilità e promozione esterna dell’immagine del territorio in cui si esprime.

Riteniamo che a questo modello d’indirizzo Fedora abbia contribuito per la sua parte, in cinque anni d’iniziative fatte senza un centesimo di denari pubblici, se uno volesse prendere in considerazione anche solo questo versante.

Rivendichiamo con forza un ruolo propulsore, innovativo delle tradizioni: riserva identitaria che permette di lanciarsi anche in rielaborazioni innovative, in una disseminazione che usi con competenza e capacità creativa i mezzi messi a disposizione dalle nuove tecnologie digitali.

Pensiamo a un deciso impegno per attività di promozione della lettura, della cultura umanistica e scientifica e di fruizione delle arti performative e visive; a concedere maggiore spazio alle tematiche e alle pratiche di carattere scientifico, artistico e creativo nei programmi scolastici, concretizzatisi concretamente nella nostra adesione ai progetti con gli Istituti del territorio; a programmi dedicati alla promozione del dialogo interculturale con la nostra rassegna Ottobre mese del libro.

Al tempo stesso, convinti come siamo che la battaglia per la cultura di una comunità locale passi per la tutela e la valorizzazione dei luoghi e dei percorsi che mettono in relazione i luoghi , vogliamo ancora indicare la necessità della creazione di un polo o distretto culturale aperto e a disposizione di tutti che esalti il ruolo della cultura come agente sinergico che fornisce agli altri settori del sistema produttivo contenuti, strumenti, pratiche creative, valore aggiunto in termini di semantica simbolica ed identitaria .

Dobbiamo diventare una comunità competente, in grado di saper leggere le sue vocazioni e le sue potenzialità e di valorizzarle in un progetto al quale i cittadini debbono essere messi in condizione di partecipare attivamente.

Noi ce l’abbiamo messa tutta, in pensieri, parole, sudore e fatica: e abbiamo raccolto tanti frutti, tanti novelli fiori rivestono il nostro giardino con i colori dell’entusiasmo e della freschezza de I ragazzi di Fedora, il gruppo che stiamo rendendo protagonista di ogni nostro evento.

E quindi buon compleanno a Fedora che ha compiuto in cinque anni un tragitto più vero e più intenso di tanti nostri vani inseguimenti d’ideali, fatti sempre con cuore disinteressato e puro e sacrificio per Roccapiemonte di tutto quello che avremmo potuto essere altrove, cari Orlando ed Antonio: grazie per esserci stati, grazie per le pacche sulle spalle, per le sedie spostate, per le locandine, per le risate e le foto di gruppo: in quelle immagini i più grandi scrittori italiani e noi, sempre con la faccia di chi non ci crede ed un libro stretto tra le mani.

Grazie a chi l’associazione l’ha pensata insieme con me, a Luca, tra un aperitivo rubato ad un giro in bici.

Grazie ad uno ad uno a tutti voi sostenitori, perché siete i mattoni dell’edificio, a chi ha fatto parte e compone oggi il direttivo e dona tanto del suo tempo alle nostre iniziative.

Non sarebbe abbastanza citare i nomi di tutti: e quindi in cuor suo ciascuno sa cosa ha fatto, e cosa farà, e sa che non mi basta dire che l’ho nel cuore, perché significherebbe confinarlo comunque in un angolo degli affetti: ciascuno di voi E’ IL MIO CUORE, è la linfa che lo alimenta, il tessuto che lo costituisce, la fibra che lo innerva.

Possa sostenerci l’orgoglio che ha fatto affermare ai nostri amici scrittori che rappresentiamo un miracolo.

Ad multos annos, feliciter.

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