Dicono di noi

La rivista Mistral alla scoperta di FEDORA

Tre domande su Fedora, una nuova realtà associativa dell’Apudmontem.

Lo scorso sette settembre 2013 presso l’enoteca Prosit in via della Libertà con un aperitivo inaugurale ha visto la luce Fedora, un’associazione nata dalla volontà di Gaetano Fimiani, Orlando Di Marino e Antonio Pisano, volta alla promozione dell’alta cultura, delle buone letture e delle tradizioni storiche dell’Apudmontem. Con la nostra redazione eravamo presenti e abbiamo rivolto una breve intervista al prof. Gaetano Fimiani.

 

• Prof. Fimiani, vuole raccontare ai nostri lettori cosa vi ha spinto a fondare questa nuova associazione?

«Anzitutto, gentile Direttore, mi consenta di salutare con sincera gioia e rinnovata gratitudine il ritorno dopo la pausa estiva di una testata autorevole come Mistral nelle nostre edicole. Quando abbiamo annunciato il nome di quest’associazione, molti amici che poi sono subito divenuti convinti sostenitori ed aderenti si sono divertiti ad indicare ascendenze letterarie ed artistiche di questo nome suggestivo. In realtà, anche se ci piace conservare la ricchezza e il fascino di questa pluralità di connotazioni, quello che è venuto in mente a me e ai miei compagni di viaggio nell’intitolazione dell’associazione, che è sempre un viatico e un augurio di buona fortuna, è un riferimento a quello straordinario monumento della contemporaneità rappresentato da “ Le città Invisibili” di Italo Calvino. Fedora, nel racconto seriale che il narratore Marco Polo espone a Kublai Khan, signore di un Impero così sconfinato da non poterlo visitare, è una delle città del desiderio, una città che si trasforma tanto velocemente che, mi consenta la citazione diretta:

“In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro”.

Così ritengo sia stato anche il destino del nostro Apudmontem, una città cambiata negli ultimi dieci anni ad un ritmo frenetico fino a renderla irriconoscibile. Certamente non sarà un’associazione, anche se nel suo programma ci sono idee ed azioni per una società sostenibile, ad invertire questa tendenza. Tuttavia siamo fiduciosi nel recupero di un clima di partecipazione e relazioni umane.»

 

• Di che cosa vi occuperete in concreto?

«Certamente privilegeremo momenti che abbiano a tema i buoni libri e il cinema, interessi condivisi dagli oltre sessanta soci che hanno già aderito e che più volte in passato ci avevano suggerito di mettere il cuore oltre l’ostacolo e di intraprendere quest’avventura Due eventi sono già in programma e saranno già svolti quando il suo giornale sarà nelle edicole. Si tratta rispettivamente dell’incontro con Luca Bianchini, il nuovo fenomeno del mercato editoriale italiano ed autore del libro “Io che amo solo te” (serata che ha avuto uno straordinario successo di pubblico, ndr) il 18 settembre a Palazzo Marciani di Roccapiemonte e subito a tamburo battente l’incontro con il migliore autore di gialli del momento, Maurizio De Giovanni, il 3 ottobre. Come si può vedere, si tratta di una programmazione assolutamente eccezionale per un piccolo centro come il nostro e mirata a portare a Roccapiemonte narratori di primissimo piano, sempre ai vertici delle classifiche di vendita. Per questo vogliamo ringraziare il nostro partner strategico, Francesco Lambiase, titolare di Edicolè Roccapiemonte, che ci ha offerto una incondizionata e sincera collaborazione.»

 

• Quindi una missione già molto delineata…

«Senza dubbio, anche se il programma concreto sarà sviluppato attraverso un confronto democratico con tutti gli aderenti che si svolgerà in forma pubblica alla fine del mese di ottobre. Fedora, che ha già avuto la fortuna di incontrare altre realtà fortemente rappresentative come in primis l’associazione Rosa Aliberti, animata dalla sensibilità umana del suo presidente Mario Pagano, vuole sviluppare un nuovo concetto del fare e dell’essere associazione. Tenterò di spiegarmi meglio. Ritengo di essere una persona che ha accettato per cultura e formazione la sfida del dialogo e lo stesso posso affermare senza dubbi per i miei due compagni di viaggi Antonio Pisano e Orlando Di Marino. La mia storia personale mi fa vivere il presente con la consapevolezza di avere molto da ammirare in ogni persona e che ogni persona non va delusa.

Questo mi conduce naturalmente ad evidenziare quelli che a mio parere possono essere i limiti delle associazioni e dei movimenti: voler creare un senso dell’identità legandolo a visioni particolari o parziali o a rivendicazioni estemporanee, così ciascuno si ritaglia un pezzo di società in base alle proprie passioni quando anche non in base ai propri pregiudizi. Io sono convinto che un’identità non si costruisca intorno ad un bisogno singolo, come la pulizia di una strada o una fontanella, creando i pro e i contro, veri e propri steccati ideologici, muri che si frappongono sulla strada del dialogo. Mi consenta di citare Ryszard Kapuscinki:

“Il lato peggiore del muro è quello di sviluppare in alcune persone un atteggiamento da difensore del muro, di creare una mentalità per la quale il mondo è attraversato da un muro che lo divide in dentro e fuori: fuori ci sono i cattivi e gli inferiori, dentro i buoni e i superiori”.

Cosicché, per quanto importanti, queste battaglie non restituiscono un umanesimo in termini di integralità antropologica e integrazione assiologica: un umanesimo che vuole valorizzare tutto l’uomo e dunque essere rispettoso della integralità della persona umana. Questo percorso trova un senso attraverso la dimensione liberatoria della cultura e dell’arte: ciò significa decidere di attivare la coltivazione del gusto e del bello e permettere a tutti di acquisire la capacità di assegnare valore a beni dotati di forte contenuto simbolico e valoriale. Se s’incrementano i consumi culturali, s’incrementa anche la propensione al consumo e si mette in movimento un circuito virtuoso che porta a produrre altra cultura e a farne crescere la domanda a beneficio di tutti.

Questo proverà ad essere Fedora. E consideriamo fin d’ora anche Mistral arruolato in questa battaglia culturale e ringraziamo dello spazio concessoci.»

 

• Ai prossimi eventi, dunque…

«Sono fiducioso che ci risentiremo presto…»

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