Emozioni in pagina, la parola ai ragazzi! Io Khaled vendo uomini e sono innocente di Francesca Mannocchi

A testimonianza dell’impegno e della forte tensione emotiva e morale che ha attraversato l’incontro del 3 maggio del progetto lettura organizzato da Fedora  presso il Liceo Scientifico di Roccapiemonte, vogliamo riportare gli articoli dei ragazzi che hanno letto i brani del libro di Francesca Mannocchi Io Khaled vendo uomini e sono innocente, e che hanno relazionato su particolari aspetti del romanzo discussi con le docenti referenti del progetto.

Il gruppo de I ragazzi di Fedora da questo momento proverà ad animare la pagina web dell’associazione con articoli ed interventi sulla vitalità culturale del nostro territorio.

Queste le riflessioni di Alessia Ponticelli sul brano che ha letto alla platea

Buongiorno a tutti, oggi vi leggo un passo del libro che mi ha colpito molto.” Ho iniziato così, per la prima volta, ad esporre ciò che volevo dire davanti a una cinquantina di ragazzi. A dire la verità, non mi sono mai espressa in vita mia infatti su questa cosa, sono una ragazza timida, che sta sempre all’ultimo lato o all’ultima parte di qualcosa, che viene messa in disparte quando bisogna fare qualcosa, che non si accetta, che non viene considerata, come si vuol dire, sono la classica ragazza che non si accetta, che non si sente abbastanza. Ho iniziato a leggere una frase del libro in cui parlava del padre e diceva: ”Mio padre non ha mai amato nessuno se non se stesso, quindi parlava poco. Non ha mai pensato a nessuno se non a se stesso, nemmeno a noi.” La frase era questa, mi ha colpita molto perché  per me la figura del padre è molto importante. Io, personalmente, nella figura del padre, ci vedo tutta la vita, tutti i sacrifici fatti per essere dove sono adesso. Un padre, per una ragazza, è molto importante. E’ il suo primo e ultimo amore. Ci sono poi invece, quei padri che lo sono, però non sanno comportarsi. Un padre che non c’è, devasta lo sviluppo cognitivo e ed emotivo del proprio figlio. Ho voluto leggere un passo in cui si parlava del padre perché  vorrei far capire a tutti che la figura del padre è molto importante per il proprio figlio o la propria figlia, anche se a volte il padre viene non considerato o viene trascurato perché  spesso noi figli non gli diamo importanza.


Hanno emozionato tutti le parole coraggiose e dirompenti di Olimpia Vitale, che riconfigura in queste righe il senso di quell’intervento:

Il dibattito avvenuto il 3 maggio al Liceo Scientifico di Roccapiemonte a cui ho partecipato, ha avuto come tema principale l’immigrazione. Il prof. Cringoli, durante il suo intervento al dibattito, attraverso un discorso ampio e ricco di precisi riferimenti storici, ha ricordato e sottolineato come gli italiani emigrati in America vennero offesi, umiliati e maltrattati dai “padroni di casa”, facendo,così, riflettere tutti i partecipanti al dibattito, sul comportamento aggressivo e a tratti persino razzista, che una parte della popolazione italiana ha assunto nei confronti dei numerosi africani che stanno sbarcando sulle nostre coste. Il dibattito,poi, è proseguito con una serie di interventi particolari e ricchi di significato che si son conclusi con alcune recensioni sul libro di Francesca Mannocchi “io Khaled vendo uomini e sono innocente”, avente come personaggio principale un trafficante di uomini. Quest’ultimo, man mano che la storia procedeva, andava a stravolgere quelli che sono i valori fondamentali dell’uomo, i suoi sentimenti più intimi e puri, facendo emergere un uomo dal cuore di pietra che, se all’inizio della sua “carriera” provava dolore e compassione nel vedere centinaia di “negri” rinchiusi in uno stanzino malsano, ora invece li trattava come una merce con la quale si potevano ottenere soldi facili,veloci, ora potevano essere persino maltrattati e violentati da lui stesso. Il personaggio che si va caratterizzando nel corso del libro è, come affermato dalla relatrice Giuseppina Viviano, disturbante, è una figura la quale suscita nel lettore un senso di tenerezza nel sentirlo tanto affezionato al vecchio e saggio nonno, una scintilla di sorpresa nell’immaginarlo difendere uno dei suoi clienti torturati con la plastica bollente da Ahmed e un profondo senso di disgusto e odio quando violenta una delle donne rinchiuse nei carceri dai quali venivano prelevati gruppi di persone disposte a pagare tanto per poter arrivare in Italia. Khaled non si considera un camaleonte, implicitamente sembra convinto di essere libero, libero in un luogo in cui, però,la libertà è un tasto dolente. Il luogo in questione, da come si è potuto capire, è la Libia. Essa viene descritta dalla Mannocchi con una semplicità e violenza che sembrano scuotere con forza il lettore, il quale si vede costretto ad aprire gli occhi su ciò che gli accade intorno, nel mondo, ad abbandonare le mentalità ottuse, i pensieri e concetti razzisti, egoistici e capire cosa c’è dietro questo flusso migratorio, cosa c’è dietro una faccia livida e graffiata di un negro, cosa c’è dietro lo sguardo vuoto e privo di emozioni di un negro. Insomma chi vuole ergere delle insormontabili mura contro le donne, gli uomini e i bambini in fuga dalle loro terre per mettere “al primo posto gli italiani”, viene costretto a guardare anche un’altra parte della realtà che ha da sempre volontariamente ignorato, restando così segnato, turbato, impressionato dai discorsi intensi e le vicende travolgenti di questo romanzo.

Infine Pasquale Grimaldi ha esposto le sue impressioni sul libro con fitti riferimenti testuali

Sono passati ormai otto anni dalla quella tanto acclamata rivoluzione.Khaled, suo fratello Murad, Faisal e molti come loro credevano che per restituire finalmente un po’ di libertà alla loro Libia bastasse semplicemente sconfiggere quel dittatore che oramai da troppo tempo opprimeva il suo popolo.”Cos’è Murad che abbiamo chiamato rivoluzione? I crimini commessi a sangue freddo? La morte dei nostri vicini che abbiamo chiamato giustizia? Se ci fosse giustizia davvero su questa terra, penso, dovremmo essere spazzati via anche noi. E temo che stia accadendo, ma lentamente e in un modo oscuro. Quelli come me non muoiono a sangue freddo, muoiono un pezzo alla volta. Solo noi sappiamo cos’è stata la rivoluzione, Murad“. Ma quella rivoluzione, oltre che numerosi morti, non provocò altro che un rimescolamento di ruoli,infatti come dice anche Khaled, sono saliti al potere persone che in un primo momento sembravano ostili e a volte contro la rivoluzione stessa e vengono da lui definite “camaleonti” perché non prendono alcun tipo di decisioneche le sbilanci.”Gli amici di Ayman, che quella notte del 2008 guidavano auto di lusso e inneggiavano a Santana, per un po’ dopo il 2011 li abbiamo persi di vista e così anche Ayman e tutta la famiglia Alhinshiri. Qualcuno diceva che fossero fuggiti a Birmingham, qualcuno che fossero a Zintan. Per noi erano i vigliacchi, i perdenti. Poi un giorno nel 2014 ero al Ministero dell’Interno e dovevo incontrare lì uno dei miei uomini, che aveva informazioni precise sulle partenze dei negri dal Sud perché c’era uno della sua tribù che gestiva i traffici e chi trovo davanti? Ayman…[ ]…poi sul primo pianerottolo si è voltato ed ha detto <<Khaled, non sò quanto tempo ci vorrà per riparare i vostri danni, i danni della vostra incoscienza, ma c’è speranza, perché è sempre stat0 così in Libia. Bisogna essere pazienti e il tempo farà giustizia. Avete avuto la vostra rivoluzione, pensate di aver rivoltato il Paese, pensavate che ammazzando lui vi sareste liberati di noi, e questo è stato il vostro errore più grande>>. Era lì davanti a me,l’ avesse visto mio nonno. Ayman il camaleonte”. Uno dei passi che più mi ha colpito è quando ricorda uno dei suoi carichi di uomini con Husen, allora non era che un semplice dipendente di quell’uomo. Ma vivendo in un Paese in cui sono le bande armate do ragazzini a decidere chi fare entrare in banca,”gli faccio fare la fine di questi disgraziati davanti alla banca, che stanno in coda dalle sei di mattina, donne e uomini, giovani e anziani…[ ]…Che pena, questa gente, poveri disgraziati, quella potrebbe essere mia madre, seduta sugli scalini di una banca a pregare un ragazzino armato con la mimetica e il berretto blu che potrebbe esserle nipote, pregarlo in lacrime di farle prelevare un po’ dei suoi risparmi, guarda come si deve umiliare, magari non sa come comprare il pane”, l’ unica fonte di guadagno è il traffico di esseri umani. “Siamo pieni di negri che vogliono partire, Khaled, è un buon affare. Sono un buon affare se stanno qui e sono un buon affare se partono. Lavoratori, eh. Fanno i lavoro pesanti, dormono nelle baracche, ed è meglio che dormono, per non averli intorno. Puzzano – e rideva- li facciamo lavorare quanto basta per fargli pagare il barcone e poi via, verso l’Italia. Anni dei loro risparmi nelle nostre tasche…[]… Ho bisogno di soldi e questo è il modo migliore che conosco. E poi, diciamocela tutta, li faccio partire così pulisco il Paese da tutti questi negri”. In questi centri molte volte gestiti dallo Stato e finanziati dalle ong (Organizzazione Non Governativa) anche italiane, questi migranti provenienti dal Sud Africa, non sono visti altro che come fonte di soldi, infatti molto spesso sono torturati per chiedere un riscatto alle loro famiglie. Molte volte questi migranti scappano da situazioniproblematiche ma non trovano che altri problemi.” Ho visto un negro per terra in ginocchio, mani e piedi legaticon una corda. Un fazzoletto intorno alla bocca, era lui che gridava, e c’era Ahmed di spalle con un accendino in una mano e la plastica nell’altra e bruciava la plastica che finiva sulla schiena del negro…[]… Ahmed era di spalle a bruciare la plastica e a terra alla sua destra c’erano dei cavi elettrici, le forbici e un bastone…[]…- Come si chiama il frocio di tuo fratello, forza negre diccelo, che gli mandiamo le foto, vedrai se ci pagano.”  Tutto l’idealismo, la difesa di principi da cui può scaturire una rivoluzione, si è ormai ridotto ad una squallida corsa al potere. Tutto in nome del dio denaro, che ormai ha preso il posto di ogni forma di pietas umana.

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