Mood Indigo – La schiuma dei giorni e Boris Vian

Foto post 7 (2)Tratto dall’omonimo libro di Boris Vian, La schiuma dei giorni (1957)

Boris Vian morì in un cinema, ma non in un cinema qualsiasi. Era andato in incognito a vedere la premiere cinematografica dell’adattamento del suo romanzo “Sputerò sulle vostre tombe”, dopo aver discusso a lungo sia con il produttore, che con il regista e ovviamente con lo sceneggiatore. Aveva trentanove anni. Ci ha lasciato 10 romanzi, 3 racconti, 7 spettacoli teatrali, 5 libri di poesia e numerosi articoli e saggi. Era inoltre un ingegnere, un trombettista jazz, un cantante, produttore, traduttore nonché satrapo del Collegio di Patafisica. Era uno dei protagonisti della Parigi bohemien della fine degli anni ’40. Aveva frequentato Sartre e Simon de Beauvoir, ma anche Duke Ellington e Miles Davis. La sua vita fu una storia bellissima.

Ne “La schiuma dei giorni” Vian unisce il registro divertente a quello tragico, per dipingere una storia agrodolce in cui il lettore passa da una scena all’altra, senza alcun tipo di continuità, e con numerosi ed inaspettati colpi di scena. Nella storia d’amore tra Colin e Chloé, le emozioni si susseguono di pagina in pagina, ma, mentre gioia e dolore si alternano, la tenerezza è il basso continuo di questa splendida composizione di Vian. Questo libro è un romanzo d’amore, bello e quindi tragico. Vian crea un universo onirico tra Calvino e Salvador Dalì. Il lettore deve accettare il gioco surreale al quale quale viene invitato a partecipare: appariranno così pederasta d’onore, marchingegni impossibili, estratti da libri di ricette per pietanze surreali. Se vi lascerete travolgere dalla leggerissima scrittura di Vian vi confronterete con un scrittore insolito, a volte folle, sempre sorprendente. Gioca con le parole, così come Chet Baker scherzava con le note, rompendo lo spazio e il tempo, torcendo il quotidiano, o cercando di diluirne il confine.
“Sono solo due le cose che contano: l’amore, in tutte le sue forme, con belle ragazze, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington. Tutto il resto è da buttar via, perché è brutto, e la dimostrazione contenuta in questo romanzo deriva tutta la sua forza da un unico fattore: questa storia è totalmente vera perché io me la sono inventata da capo a piedi”.

 

(Gabriel Plant)

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