di Gaetano Fimiani

Quando leggerete queste righe sarà dicembre, il mese delle luci, dei buoni propositi e delle promesse di pace. Ma io le scrivo oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. E scriverle oggi cambia tutto: perché il 25 novembre non consente distrazioni, non ammette indifferenza, non permette di addolcire la realtà. E la realtà, oggi, parla chiaro. In Consiglio regionale, su cinquanta consiglieri eletti, solo otto sono donne. E nel territorio salernitano non c’è neppure una consigliera. Zero.
Questo dato è uno schiaffo. Non un dettaglio statistico. Non un incidente. È il sintomo profondo di una cultura che continua a relegare le donne ai margini del potere, della rappresentanza, delle decisioni che contano. 

È un’assenza che pesa, perché dove mancano le voci femminili, manca esperienza, manca visione, manca pluralità. E, soprattutto, manca giustizia.

È proprio ciò che Simone de Beauvoir denunciava nel Secondo sesso: la donna ridotta a “Altro”, confinata a un ruolo assegnato, non scelto. De Beauvoir ci ricorda che non c’è nulla di naturale nella disuguaglianza: è cultura, è storia, è abitudine. E, come tale, può e deve essere cambiata.

Il 25 novembre ci obbliga a guardare con lucidità a tutto questo. La violenza contro le donne non nasce nel vuoto: cresce dove la donna è invisibile, dove la sua parola pesa meno, dove il suo corpo è controllato, dove il suo talento è sottoutilizzato, dove la sua presenza nei luoghi chiave è considerata superflua. La violenza prende forma dove il rispetto manca. E la mancanza di rappresentanza è una forma di violenza simbolica potente, profonda, quotidiana.

Per questo è fondamentale l’impegno di realtà come le associazioni che lavorano per costruire una cultura del rispetto che sia concreta, vissuta, insegnata. Anche Fedora, da sempre e ancora oggi, senza il sostegno dei finanziamenti pubblici e troppo spesso nel silenzio, quando non nell’assenza, delle istituzioni, è stata e prova ad essere, un argine e una luce che ha ascoltato, formato, accompagnato, creato consapevolezza, ricordando a tutti che l’uguaglianza non è un concetto astratto ma una pratica quotidiana che richiede la responsabilità dei singoli e l’identità di una comunità. Per questo, cari ragazzi, l’augurio è a voi che avete portato coraggiosamente avanti questa rivista: fate bene, fate meglio. 

E ora che siamo alle soglie del Natale, cerchiamo di rammentare a noi stessi che la pace nasce dal guardare l’altro con occhi nuovi, senza pretese, senza paure. Una pace fatta di tenerezza forte, di presenza, di rispetto: quella tenerezza che non è debolezza, ma scelta libera e rivoluzionaria.

E allora, in questo dicembre, il mio augurio è semplice e radicale:
che nessuna donna sia più invisibile;
che nessuna voce sia più ignorata;
che nessuna ragazza debba più pensare che certi posti “non sono per lei”.

Che il Natale ci insegni davvero che la dignità dell’altro è il luogo in cui nasce la nostra umanità.

Buon Natale nella giustizia, nel rispetto e nella speranza.

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