Fedora: una città che legge

Non sarà come giocare con un fiammifero accanto ad una bottiglia di benzina, ne’ come rifugiarsi in una torre da cui guardare con sufficienza il mondo. Forse solo l’istante di un respiro più ampio in cui riprendere fiato. Speriamo sia un luogo dove trovino spazio passione e pianto, emozioni autentiche e sensazioni immediate di giovani studiosi e lettori chiamati ad interpretare nuove dimensioni del lavoro intellettuale. Questo sarà il blog/rivista del nuovo sito di Fedora. Attraverso i libri  intendiamo portare avanti una considerazione del lavoro culturale come espressione del proprio spazio vitale, che comprende le relazioni con gli altri e con il mondo, nonché il proprio universo interiore. Attendiamo tanti contributi tematici e anche spontanei, che abbiano a tema i libri e le arti nel loro complesso, ed il testimone sarà in tutto e per tutto nelle mani consapevoli di una nuova generazione.

di Gaetano Fimiani

Cari amici e lettori,

Il 7 settembre 2023 Fedora compirà dieci anni di attività. Non è affatto facile indicare le coordinate generali  di un’azione di volontariato  imponente e complessa, registrare  gli aspetti rilevanti  di un fenomeno culturale che non voleva, e non vuole essere, puro esercizio intellettuale ma si rivolgeva, e si rivolge,  agli individui, si preoccupa della loro esistenza quotidiana,  vuole aiutarli a vedere più lucidamente nei loro destini collettivi, nei loro travagli alla ricerca di opportunità,  per inventare e consolidare nuovi termini e spazi di  libertà e di democrazia.

Attraverso il medium del libro, abbiamo cercato di creare un luogo dove la libera espressione dei punti di vista favorisse la conoscenza reciproca e la formazione di verità più comprensive. 

Fedora, la città che mutava di continuo, poteva essere da noi difesa attraverso l’arte della convivenza razionale tra le diverse opinioni, il rispetto dei diritti fondamentali, la tutela delle condizioni di sviluppo del sapere. 

Abbiamo cercato di rovistare nelle macerie dell’Apudmontem in cerca di tendenze, di continuità, di qualcosa da ricostruire per non lasciare che tutto diventasse polvere.

Più di settanta iniziative, di cui già oggi risulta impossibile ricostruire i connotati ed i dettagli, la collaborazione con tanti soggetti civili, molti dei quali durati brevi stagioni, hanno segnato, nei primi sei anni, una metodologia dell’azione che non si è mai arresa all’indifferenza e allo stagnante immobilismo del potere politico di turno, ma che anzi aveva messo a statuto il programmatico rifiuto di ogni contributo istituzionale nel produrre cultura. 

La pandemia, anticipata da anni di crisi economiche e sociali, ha drammaticamente cambiato il paesaggio esperienziale entro cui il nostro impegno prendeva abitazione, enfatizzando la condizione di individui e cittadini ancora di più murati nel loro tempo e nel loro spazio, prigionieri di pregiudizi irrazionali e di impulsi a desiderare ciò che fosse solo vantaggio per il proprio orizzonte ristretto. Di conseguenza, totalmente inaffidabili per gli altri.

Per questo si è fatta strada nei nostri pensieri la concezione della cultura come cura, una pratica che ha luogo in una relazione in cui qualcuno si prende a cuore un’altra persona dedicandosi, attraverso azioni cognitive, affettive, materiali, sociali e politiche, alla promozione di una buona qualità della sua esistenza.

Dal 2019 ad oggi, Fedora ha rivolto la sua azione alle nuove generazioni e promosso esclusivamente la formazione di gruppi lettura nelle scuole: ogni incontro con gli autori ha previsto la distribuzione in forma gratuita del testo presentato agli alunni delle scuole di Roccapiemonte e non solo. Un esperimento, crediamo, unico nel Mezzogiorno ma di cui andiamo fieri, convinti che discutere di libri, dare un senso alle storie e attribuire un significato alle proprie esperienze di lettura è un qualcosa che ha a che vedere con l’identità che costruiamo di noi stessi, con l’empatia e la capacità di comprendere gli altri. Tutte abilità che la lettura consente di esercitare e che nella dimensione del gruppo trovano forse la loro massima manifestazione.

Questo mutamento di paradigma, necessitato dalla storia presente, ha prodotto due risultati significativi. La Verità, figlia del Tempo, come, mutuando Gellio, affermava uno dei nostri più accaniti oppositori, ne certificherà l’autorevolezza e la costanza.

Il primo è il generoso tentativo di creare il Patto Locale per la Lettura. L’Amministrazione Comunale ha inteso dare vita con il Patto a una grande alleanza cittadina, alla quale aderiscono soggetti pubblici e privati, istituzioni culturali, Università, imprese, professionisti del settore, associazioni e singoli cittadini: tutti insieme con un unico impegno che è quello di ideare e sostenere progetti di diffusione della cultura e della conoscenza.

Il secondo è il sito, o meglio la rivista, che avete davanti agli occhi. Le sue rubriche saranno redatte esclusivamente da giovani studiosi e da tutti quegli appassionati lettori che vorranno inviarci i loro contributi; potrà così finalmente prendere corpo e anima il progetto di un grande network culturale che abbia a misura e cronotopo un pensiero calmo, fondato sulla contemplazione e su una postura accogliente della mente. 

Appartenere a Fedora significherà sempre di più aprirsi ad una disposizione empatica che permetta al vissuto degli altri di risuonare dentro di noi. 

Per tutti quelli che hanno pensato a noi per coltivare lo spazio asfittico e autoreferenziale del salotto letterario, la porta per l’uscita è spalancata, e non da oggi. 

In questo primo numero, trovate: 

La lettura come cura: un percorso filosofico, di Francesco Bevilacqua

Spacciatori di libri: una favola moderna, di Natalia Zambrano

Diario del lettore, di Ludovica Stasi

(Foto di copertina di Rabie Madaci su Unsplash)

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